Bonaccini e Zaia in coppia all’attacco delle misure sullo sci. E pronti a comprare i vaccini

– di Mauro Giordano

Anche con il nuovo esecutivo sembra confermata l’allenza tra Bonaccini, Fedriga e Zaia, che dall’acquisto dei vaccini agli aiuti per le attività fermate dalla pandemia incalzano Roma e i suoi ministeri. Dall’Emilia-Romagna, Bonaccini torna a criticare le decisioni prese con poco preavviso e punta insieme a Zaia di comprare dosi vaccinali in autonomia: il governatore Veneto ha incontrato Arcuri e punta a fare il regista dell’operazione. Intanto Fedriga ha incontrato Salvini.

 

L’esordio del governo guidato da Mario Draghi è servito (se ce ne fosse bisogno) a confermare e consolidare l’alleanza nel Nord Est tra i presidenti di Regione dell’Emilia-Romagna e del Veneto, Stefano Bonaccini e Luca Zaia. Con un terzo pilastro che va consolidandosi in Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli – Venezia Giulia. La nuova squadra di governo e i relativi equilibri politici non hanno evitato che anche Bonaccini giudicasse in modo molto duro lo stop dell’ultim’ora nei confronti degli impianti sciistici. Ovviamente tutto il fronte è contrario a un nuovo lockdown suggerito da alcuni esperti del governo: il cuore del mondo produttivo rigetta l’ipotesi e insieme ai settori più colpiti dalla pandemia sembra rappresentare la prima opposizione al governo Draghi.

I tre, insieme alla Lombardia, stanno inoltre spingendo per un acquisto autonomo di vaccini da parte delle regioni e proprio in questi giorni, sia Veneto che Emilia-Romagna stanno presentando le rispettive campagne di promozione turistica. «Rappresento l’Emilia-Romagna, non il Pd» ieri ha detto Bonaccini. Non sarebbe difficile immaginare una frase simile pronunciata da Zaia, ma con il Veneto e la Lega protagonisti. E sulla nuova alleanza di governo, così la pensa Bonaccini ricordando di marcare delle distanze quantomeno dalla Lega un tempo sovranista: «Non dovevo stabilire io se valesse la pena andare al governo con Matteo Salvini. Soprattutto se potesse accettare o no di far parte del governo Draghi. Per chi metteva le magliette “No Euro” e presentava i libri “No euro” andare al governo insieme a chi ha salvato l’euro, cioè Mario Draghi, l’imbarazzo di spiegare la conversione è loro, non è certamente mia».

Un ballo di coppia quello tra Bonaccini e Zaia che va avanti ormai dall’inizio della pandemia: un tandem che ha di fatto preceduto l’entrata di governo della Lega nel governo insieme al Pd, il M5S e Leu. Sarebbe molto facile con i due governatori in poltrone di livello nazionale immaginare grandi alleanze ed esecutivi allargati per governare nel segno «dei fatti e non delle parole»: è però più facile farlo guidando e coordinando «il partito dei governatori» nei confronti dello Stato centrale che dovendosi confrontare elettoralmente. L’asse tiene sull’onda del buon governo e del dimostrare di essere la locomotiva italiana che meglio ha resistito all’epidemia rispetto alla Lombardia diventata pecora nera nazionale.

Bonaccini ieri è tornato a incalzare il governo sulle sue scelte richiamandolo alla pragmaticità: fare arrivare velocemente in Italia il più alto numero di vaccini possibili che poi a farli ci pensa l’organizzazione dei sistemi sanitari regionali che funzionano. «Non può succedere, e spero non succeda mai più, che solo dieci ore prima venga detto a chi ha speso soldi per sistemare le piste, assumere personale e fare prenotazioni in alberghi o di ski pass che non possono aprire. Questo è intollerabile» è tornato a ribadire il presidente dell’Emilia-Romagna. «Non metto in dubbio la validità del documento del Cts, io non sono uno scienziato o un medico e se hanno chiuso il merito sicuramente sarà da accettare, perché parla di rischi di contagio – sottolinea Bonaccini –. Ma non può succedere che questo avvenga poche ore prima della riapertura. Lo abbiamo appreso domenica dalle agenzie di stampa che il Governo chiudeva». E ancora: «Ieri mi sono fatto carico di dire ai ministri competenti che sia la prima e ultima volta che succede una cosa del genere e al ministro Garavaglia di mettere mano a un aumento dei ristori. Ci faremo carico di pretenderlo dal governo, e sono fiducioso che avverrà».

Ieri Fedriga ha invece incontrato Salvini. Al centro del colloquio: indennizzi per le attività danneggiate dalle chiusure, piano vaccini e controlli sul confine con la Slovenia. Fedriga tornato anche lui a incalzare il governo per lo stop tardivo allo sci, ha spiegato che in merito al governo «la Lega non ha fatto un ragionamento di interesse di partito, ma su quello che serve al Paese, sapendo il rischio e sapendo che era più facile fare altre scelte. Abbiamo deciso di guardare a un interesse collettivo». Il presidente del Fvg ha inoltre quantificato in «500 milioni di euro per il Friuli – Venezia Giulia i danni diretti e indiretti causati dall’ordinanza che ha bloccato l’attività sciistica».

Zaia nel frattempo, spiegando che fino al 5 marzo la scuola rimarrà con la presenza al 50% ha confermato di aver incontrato il commissario straordinario all’emergenza CovidDomenico Arcuri, per affrontare i nodi sull’acquisto autonomo dei vaccini da parte delle Regioni. «Ho parlato con il commissario Arcuri il quale ha chiesto, per una verifica fino in fondo, se i vaccini corrispondono a quanto scritto nel contratto». Il Veneto sta procedendo sulla verifica delle condizioni per l’acquisto in autonomia, sul mercato, di dosi di vaccino. «27 milioni di dosi, divisi in due blocchi di 12 e 15 milioni, da due distinti intermediari – ha precisato Zaia –. Una Regione, un Paese non si può girare dall’altra parte. Non abbiamo fatto questa operazione per far politica. Ci sono 5 milioni di veneti che, potenzialmente, potrebbero chiedere di essere vaccinati. Quindi li vogliano per tutti. È chiaro che se questa dote di vaccino entra in Italia il Veneto deve avere la sua parte. Ho l’ impressione che da qui ad un mese il mercato sarà molto più rimpinguato di vaccini di quanto non lo sia oggi». L’unica via d’uscita – ha concluso Zaia – è la vaccinazione e io spero di realizzare il Veneto “covid free”. Quanto al costo, confermo che le cifre proposte sono in linea se non, in alcuni casi, più basse di quelle di mercato». Si chiama «Veneto in Action» il programma pluriennale di valorizzazione della regione, che coinvolgerà tutta la filiera turistico-ricettivo-infrastrutturale, pubblico e privato, per confrontarsi e organizzare una strategia di crescita che inizi oggi e abbia delle ricadute positive anche in vista e oltre le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.